Psicologia e Psicoterapia

Blog “Pro Ana”: quale pericolo?

Quanto i blog Pro Ana possono essere pericolosi? E’ possibile che possano causare un disturbo alimentare? In questo articolo, tratto dal mio libro  “fenomeno Pro Ana- una nuova generalzioni di disturbi alimentari”, cercherò di chiarire quanto i blog “Pro Ana” siano effettivamente pericolosi, sia per chi soffre di DCA sia per chi non ne soffre.

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DCA e siti Pro Ana: una correlazione significativa

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Diverse ricerche dimostrano l’esistenza di una correlazione tra disturbi del comportamento alimentare e tendenza a frequentare siti “Pro Ana”. Ciò significa che è probabile che chi si avvicina a tali siti abbia un disturbo alimentare, inizi a presentarne i sintomi, o abbia un disturbo alimentare latente. E’ emerso, tuttavia, come non sia chiara la relazione della correlazione: chi soffre di DCA tende a ricercare siti Pro Ana oppure chi, per qualche ragione, si trova a leggere i blog Pro Ana mette in atto poi comportamenti tipici di chi soffre di disturbi alimentari?

Come afferma Giovannini nella ricerca da lui effettuata, la prima svolta in Italia sul fenomeno Pro Ana:

“L’insorgere di un bisogno relazionale in soggetti affetti da patologie DCA, che navigano nei siti Pro Ana può associarsi allo sviluppo di identità gruppali, di carattere anoressico/bulimico, che possono avere prevalenza sull’identità delle persone stesse. L’adesione a questa identità Pro Ana può comportare un accentuarsi del rifiuto delle cure, poiché, nelle terapie, l’identità anoressica è patologica. Un possibile rischio può verificarsi in soggetti dalla personalità fragile (come possono essere gli adolescenti), in cui un DCA non è conclamato. Tali soggetti navigando, interagendo e leggendo i molteplici rinforzi alla patologia, potrebbero sviluppare un DCA come adesione emulativa. Sempre trattando disturbi non conclamati, la navigazione tra i siti Pro Ana da parte di persone che manifestano già un alterato rapporto con il cibo (non sufficientemente grave da rientrare nei criteri diagnostici, stabiliti dal DSM IV per essere diagnosticati come DCA conclamato), potrebbe contribuire ad un appesantimento delle sintomatologie” (Giovannini, 2005 P. 4)

L’autore della ricerca ipotizza una pericolosità intrinseca ai siti Pro Ana, pericolosità in grado di incidere negativamente su chi ha già un DCA, su chi ha un DCA latente, e su chi già manifesta un rapporto alterato con il cibo. Le ipotesi dell’autore trovano sufficiente conferma da quanto emerge dalla letteratura: i risultati di alcune ricerche mostrano che esiste una correlazione tra visualizzazione di siti Pro Ana, modificazione del proprio comportamento alimentare e atteggiamento nei confronti del proprio corpo. (Jett et al., 2010). Prima di indagare i risultati di tale ricerche, vorrei fare alcune riflessioni. Innanzitutto si potrebbe sostenere che chi ha un DCA non abbia bisogno di internet per cercare consigli, e che le ragioni che spingono alcune persone  a cercare tali siti siano che, soffrendo già di disturbi alimentari, desiderino la vicinanza di chi ha un’esperienza simile per condividere i propri pensieri ed emozioni e, indirettamente, per mantenere il disturbo. In tal caso, la pericolosità risiederebbe nell’eventuale effetto di mantenimento dei sintomi esercitato dal frequentare siti Pro Ana. Sorge spontaneo chiedersi se i consigli e le immagini possano avere di per sé valore nel modificare il comportamento alimentare in soggetti che non soffrono di DCA e non presentano un comportamento alimentare patologico. A seguire i risultati di alcune ricerche sul tema.

Gli effetti dei blog Pro Ana tra chi non soffre di DCA: una ricerca

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Per quanto riguarda la correlazione tra pensieri, emozioni e visualizzazione di siti Pro Ana, è stato effettuato uno studio su un campione di donne che non soffrono di DCA che ha mostrato come la visualizzazione di questi siti abbia effetti a livello cognitivo ed emotivo (Bardone et al., 2006); in particolare è stato preso un campione casuale di donne, che altrettanto casualmente sono state suddivise in tre gruppi. Ad un gruppo sono stati mostrati siti Pro Ana, ad un altro siti di moda con modelle di taglia media, al terzo gruppo siti definiti “neutrali”, poiché parlavano di decorazioni per la casa. Prima e dopo la visualizzazione dei siti, le partecipanti hanno compilato un questionario che indagava le loro sensazioni e i loro pensieri. I risultati hanno mostrato una diminuzione dei livelli di autostima e autoefficacia, una diminuzione della percezione di sé come attraenti ed emozioni negative nel gruppo che aveva visitato siti Pro Ana. Tali risultati non sono pervenuti nelle donne che hanno visitato gli altri siti. I risultati mostrano quindi come la visualizzazione di siti Pro Ana abbia un effetto negativo su pensieri ed emozioni in un campione non clinico, cioè di soggetti che non soffrono di DCA. Altri ricercatori hanno condotto uno studio simile su un campione di studentesse del college che avessero un BMI maggiore di 18 e non avessero antecedenti di DCA (Jett et al., 2010). Il campione è stato esposto a siti Pro Ana o a siti di turismo per un’ora e 50 minuti. Successivamente sono stati raccolti dati quantitativi e qualitativi per valutare cambiamenti nel comportamento alimentare: a ciascun soggetto è stato chiesto, prima e dopo la visualizzazione dei siti, di indicare quali alimenti consumasse e a quante calorie corrispondessero. E’ emerso che il gruppo che ha visionato i siti Pro Ana ha diminuito l’introito calorico nei giorni seguenti, utilizzando alcuni dei consigli e delle tecniche fornite da questi siti. Tali cambiamenti si sono prolungati anche nelle tre settimane successive, quando lo studio si è concluso. E’ emerso quandi che anche una modesta esposizione a questi siti può determinare cambiamenti nell’introito calorico e l’aumento di un comportamento alimentare poco salutare tra chi non soffre di disturbi alimentari. Gli autori concludono che una grande esposizione a questi siti potrebbe esporre i visitatori al rischio non solo di aumentare, ma anche di sviluppare un DCA. Si tratta tuttavia di un’ipotesi, in quanto i disturbi alimentari si manifestano per l’intreccio di più fattori, per cui la mera esposizione ai siti, di per sé, è dfficile che possa causare un DCA, così come chi non ha tendenza a sviluppare un disturbo alimentare avrebbe pochi motivi per seguire in maniera costante siti Pro Ana. Di certo, tuttavia, i risultati di questa ricerca non possono essere ignorati.

“Thinspiration”

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Per quanto riguarda il rapporto tra le immagini caricate sui blog Pro Ana alcuni ricercatori hanno cercato di indagare l’impatto delle “thinspiration” su un campione di donne affette da DCA – il gruppo di controllo era costituito da donne che non soffrivano di DCA (Reichiel et al., 2013). È stata effettuata una valutazione delle reazioni di ragazze affette da DCA di fronte a immagini di donne estremamente emaciate. I risultati suggeriscono che le donne con DCA avevano reazioni di attrazione, mentre le altre, quelle appartenenti al gruppo di controllo, di repulsione. Questo porta ad affermare che la visualizzazione di corpi estremamente emaciati possa costituire un fattore motivazionale, ma solo per chi soffre di disturbi alimentari (Valeska et al., 2014). Questo non significa che la semplice esposizione ad un’immagine “thinspiration” di per sé basti a determinare un cambiamento rispetto al proprio comportamento alimentare, o che spinga necessariamente a dimagrire; si potrebbe ritenere che certi stimoli visivi fungano da “trigger” in grado di elicitare un certo spettro di emozioni, partendo dal fatto che tali immagini vengano considerate, da chi ha un blog Pro Ana, come ideali ai quali ispirarsi (Fox et al, 2007). Inoltre, è significativo come queste ragazze possano avere una reazione positiva e di attrazione verso immagini che, per chi non soffre di DCA, provocano repulsione. È bene tuttavia specificare che le thinspiration occupano un vasto range di magrezza: mentre in alcuni blog vengono postate immagini di donne, di modelle magre ma di una magrezza in salute, altri soggetti postano immagini di donne mediamente emaciate, altre scheletriche e decisamente malate, anche se spesso modificate con appositi programmi grafici. Ciò a indicare, di nuovo, l’eterogeneità quale tratto caratteristico del mondo virtuale Pro Ana.

In conclusione, non è chiaro se visitare tali siti possa portare realmente a sviluppare un DCA. È più semplice verificare il contrario, ossia che tra i visitatori di questi siti vi siano persone con DCA, come affermato precedentemente. L’importanza degli studi citati sopra sta nel fatto che i campioni che hanno partecipato all’esperimento sono fondamentalmente non clinici: non hanno, cioè, una diagnosi di disturbo alimentare. Una riflessione: Il fatto che nel campione non siano presenti soggetti con diagnosi di DCA, tuttavia, non esclude che tra il campione stesso vi siano soggetti che soffrono di disturbi alimentari non diagnosticati. Il fatto che la visualizzazione dei siti Pro Ana abbia affetti negativi su diverse dimensioni quali l’autostima, i pensieri, le emozioni, i comportamenti di alcune persone, potrebbe far pensare che queste stesse persone abbiano una certa vulnerabilità verso questo genere di stimoli, e siano di per sé più inclini a sviluppare un DCA. Questo rappresenta, a mio parere, un limite intrinseco a queste ricerche. Nonostante questo, si tratta di contributi importanti: i dati suggeriscono che la semplice esposizione a tali siti comporti modifiche a livello cognitivo, emotivo e comportamentale, modifiche che si possono leggere in una diminuzione dell’autostima, dell’autoefficacia, in una minore soddisfazione verso la propria immagine corporea, in un cambiamento nel comportamento alimentare orientato verso la diminuzione dell’introito calorico. Questo, di per sé, è sufficiente, a mio parere, per attribuire ai siti Pro Ana una certa pericolosità. Un altro limite delle ricerche citate sopra risiede nel fatto che non è stata fatta una valutazione su lungo termine: non è chiaro se tali effetti si riscontrino anche dopo parecchio tempo.

E Per chi già soffre di DCA?

sad woman sitting alone in a empty room
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Prendendo in considerazione, invece, soggetti con DCA conclamato (Csipke et al, 2007) è emerso che, in seguito ad interviste, i partecipanti hanno ammesso che i siti li hanno aiutati a mantenere il DCA e li hanno scoraggiati a guarire. In questo studio trova quindi conferma quanto ipotizzato da Giovannini in merito al fatto che i siti Pro Ana possano avere l’effetto di mantenimento del DCA. Infine, un ultimo studio (Juarez et al., 2012) arriva a concludere che vi sia maggior influenza rispetto al desiderio di dimagrire esercitata dai siti Pro Ana rispetto ai Mass Media, spesso attaccati in quanto promotori di modelli di bellezza improntati alla magrezza estrema.

Conclusioni

Che i siti Pro Ana si possano considerare pericolosi, prendendo in considerazione le diverse sfaccettature che il termine “pericoloso” porta con sé, è messo piuttosto in evidenza da quanto emerge dalle ricerche. Non è chiaro tuttavia se tali siti possano causare un DCA. Sarebbe intuitivo ipotizzare, tuttavia, che, senza una vulnerabilità, la visualizzazione di tali siti non possa di per sé portare a sviluppare un disturbo alimentare.

Un’ultima riflessione: ho parlato esclusivamente di siti Pro Ana, riferendomi appunto a quella categoria di siti che si dichiarano essere Pro Ana, così come le ricerche a cui ho fatto riferimento si riferivano a tali siti. Sarebbe opportuno precisare che anche i siti non dichiaratamente Pro Ana esercitano una certa influenza su chi li frequenta, influenza che potrebbe essere comunque negativa, poiché mantiene i soggetti all’interno del discorso sul DCA, sui sintomi e su comportamenti alimentari patologici.

Dott.ssa Silvia Guerini Rocco, psicologa

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