Psicologia e Psicoterapia

Prime impressioni: come si formano?

 

Quando diciamo frasi come: “quella persona non mi piace a pelle”, cioè quando traiamo una conclusione sulla personalità di qualcuno che abbiamo appena conosciuto  sulla base di alcuni elementi del suo comportamento, del suo aspetto, o del suo linguaggio non verbale, stiamo formando una prima impressione.

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Secondo le ricerche condotte nell’ambito della Psicologia Sociale, le persone tendono a guidare il loro comportamento relazionale soprattutto sulla base delle prime impressioni.

Certo, ci sono situazioni dove è necessario avere un’accurata percezione degli altri, ma questo pare essere la regola anziché l’eccezione.

Questo perché, nella vita quotidiana, la necessità di percepire gli altri in modo accurato è modesto, soprattutto se il contatto con gli altri è limitato a particolari luoghi o contesti. Possiamo infatti permetterci di ignorare la complessità di alcuni individui se dobbiamo interagire con loro limitatamente, in determinati luoghi e secondo determinati ruoli. Per esempio, percepire come pacata una persona che lavora in ufficio e ritenere che sia effettivamente così perché mentre lavora è calma, ci permette di interagire con lei rispetto alle commissioni che dobbiamo svolgere senza che sia necessario conoscere che, questa persona, magari, fuori dall’ufficio non è affatto pacata. A noi non cambia nulla.

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Le prime impressioni si formano grazie alla percezione di alcuni indizi salienti, cioè che attraggono la nostra attenzione. Questi indizi possono essere legati a diverse arree:

  • comportamento: è forse l’area che tende ad attrarre maggiormente l’attenzione. Per esempio, se vediamo una persona fare l’elemosina siamo portati a ritenere che sia una persona altruista e buona. Ovviamente, non è detto che sia così;

 

  • aspetto fisico: anche dall’aspetto fisico si possono trarre inferenza sulla personalità degli individui;

 

  • comunicazione non verbale: chi esprime le prioprie emozioni a livello non verbale in modo più immediato ottiene un apprezzamento migliore di chi è meno espressivo; tende a piacere di più chi anniusce e ci guarda negli occhi mentre parliamo, e così via

 

  • Familiarità: è stato dimostrato che le persone tendono a provare più simpatia per persone incontrate, anche casulamente, di frequente, rispetto a persone che non hanno mai incontrato.

Quindi, le persone colgono diversi indizi provenienti da una o più tra le aree elencate sopra, ma questo non basta per formare la prima impressione: è necessario che nella mente del soggetto esista un’associazione tra alcune caratteristiche del comportamento, dell’aspetto, e così via, e tratti di personalità. Per esempio, se un soggetto associa a caratteristiche negative le persone che portano il nome “Mario”, sarà portato ad avere una prima impressione negativa ogni volta che conoscerà qualcuno che si chiama Mario. Se svolgere un determinato lavoro come per esempio la parrucchiera, è associato alla caratteristica della socievolezza, si è portati a ritenere che la persona che si è appena conosciuta e che fa la parrucchiera sia socievole, e così via.

Un altro fattore che porta alla formazione della prima impressione è quello dell‘accessibilità: più un contenuto cognitivo è accessibile nella nostra mente, più è facile che sia utilizzato per formare una prima impressione.

metodi di studio 1

Per esempio, se un ragazzo, di sabato sera, è chiuso in biblioteca a studiare, posso concludere che sia indietro con lo studio, che sia ipercompetitivo, di pessimo umore, molto timido a seconda che io sappia che il lunedì c’è un esame, che io sia altrettanto ambizioso, che abbia sempre visto quel ragazzo da solo, e così via.

Non è detto che l’inferenza tratta sia corretta: spesso, infatti, le prime impressioni possono essere la conseguenza del cosiddetto “errore di corrispondenza”, ossia della tendenza ad attribuire caratteristiche di personalità a un soggetto sulla base del comportamento anche quando il comportamento potrebbe essere spiegato da altre cause, non solo dalle caratteristiche di personalità del soggetto.

Una volta formatesi, le impressioni tendono a resistere al cambiamento, e a diventare la base di pregiudizi e generalizzazioni, resistendo addirittura alla consapevolezza che le informazioni su cui si basano non sono veritiere.

Questo potrebbe portare alla conclusione che le prime impressioni siano sempre fonte di errore, ma in realtà non sempre è così: spesso, infatti, i comportamenti possono rispecchiare in parte la personalità dei soggetti. Le persone tendono a scegliere le situazioni in cui si vengono a trovare, e utilizzano il proprio corpo e il proprio comportamento per esprimere determinati aspetti della propria personalità: essere percepiti dagli altri per quello che si è è un’esperienza piacevole.

uguaglianza

In conclusione, si è portati a chiedersi se sia quindi giusto o sbagliato fermarsi alla prima impressione. La risposta non è semplice: dipende. Non sempre è necessario approfondire la conoscenza di una persona per relazionarsi a lei; le prime impressioni permettono di iniziare un’interazione sociale, o di muoverci in maniera sufficientemente agile in differenti contesti di vita. Tuttavia a volte è necessario andare oltre le prime impressioni, per cercare di conoscere una persona in maniera più precisa, consapevoli del fatto che le prime impressioni, per quanto possano essere corrette, non rivelano certo tutti i vari aspetti che compongono la personalità di un individuo.

 

Fonti: Psicologia Sociale   Smith- Mackie

 

 

 

 

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